"Il Rinoceronte" di Eugène Ionesco è un'opera teatrale in tre atti, prodotto in una traduzione tedesca allo Schauspielhaus il 6 novembre 1959. Pubblicato in Francia lo stesso anno, fu presentato in anteprima a Parigi all'Odeon - Théâtre de France il 20 gennaio 1960 in una messa in scena di Jean-Louis Barrault.

Nell'aprile 1960, l'opera andò in scena a Londra al Royal Court Theatre in un allestimento di Orson Welles con Laurence Olivier nel ruolo del protagonista. L'opera, emblematica del teatro dell'assurdo almeno quanto "La Cantatrice calva", dipinge un'epidemia immaginaria in cui sempre più rapidamente tutti gli abitanti di una cittadina francese (e in seguito di tutto il paese) si trasformano in rinoceronti. Metafora delle ascese dei totalitarismi, il testo affronta i temi del conformismo e della resistenza al potere politico.

Nel primo atto, i rinoceronti liberi provocano stupore e scandalizzano i personaggi. John non può credere che ciò che vede sia reale. Il capo della drogheria fa un grido "rivoluzionario" di rabbia vedendo la casalinga con il suo gatto schiacciato dalla corsa del pachiderma "Non possiamo permetterci che i nostri gatti siano schiacciati da rinoceronti! ". Come con l'ascesa di ogni movimento politico estremista e totalitario, le persone all'inizio sono spaventate.

Nel secondo atto gli abitanti cominciano a trasformarsi in rinoceronti. Qui vediamo la prima chiara opposizione: secondo Botard quella dell'epidemia "È una macchinazione infame." Botard cioè non vuole credere nella realtà della "rinocerontite". Tuttavia anch'egli si trasformerà in un rinoceronte nonostante i suoi pregiudizi, dimostrando che anche i più resistenti possono essere ingannati dalla retorica della dittatura. I cittadini si trasformano sempre più copiosamente: ad esempio il signor Bœuf e la moglie che "Non può lasciare [il marito]così". I pompieri sono sopraffatti, il numero di rinoceronti aumenta in città. Anche Jean, un personaggio inizialmente molto preoccupato per l'ordine e scioccato dalla presenza dei rinoceronti in città, si trasforma in un rinoceronte, sotto gli occhi disperati del suo amico Berenger. Assistiamo così ad una metamorfosi: Jean, dapprima malato e pallido, vede un nodo sulla fronte, respira rumorosamente e ha la tendenza a ringhiare. Poi si fa sempre più verde e la sua pelle comincia a indurirsi, le sue vene si fanno prominenti, la sua voce diventa rauca, il nodo sulla fronte diventa gradualmente un corno. Jean rifiuta che il suo amico chiami un dottore e attraversa la sua stanza come una bestia in gabbia; la sua voce diventa sempre più rauca ed inizia ad emettere grida. Tra l'altro non vede nulla di straordinario nel fatto che Boeuf sia diventato un rinoceronte: "Dopo tutto, i rinoceronti sono creature come noi, che hanno il diritto alla vita allo stesso modo di noi!".

Nell'ultimo atto Berenger è l'unico a reagire umanamente e a non trovare accettabile la "rinocerontizzazione". Preso dal panico si ribella alla "epidemia". Dudard, collega di Berenger, minimizza la gravità della situazione e poi diventa rinoceronte egli stesso perché il suo compito è "seguire i suoi leader e i suoi compagni, nel bene e nel male". Perfino Daisy, di cui Berenger è innamorato, si rifiuta di salvare il mondo con lui per seguire invece un rinoceronte che trova improvvisamente bello, di cui ammira l'ardore e l'energia. Alla fine, sebbene tutto gli sia avverso, pur dopo molte esitazioni, Berenger decide di non arrendersi: "Sono l'ultimo uomo, e lo resterò fino alla fine! Io non mi arrendo! Non mi arrendo!"

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