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"Film" è un cortometraggio del 1965 scritto da Samuel Beckett (la sua unica sceneggiatura). La scrittura iniziò il 5 aprile 1963 con una prima bozza completata entro quattro giorni. Una seconda bozza fu prodotta il 22 maggio e una sceneggiatura di 40 fogli fu scritta successivamente. Fu girato a New York nel luglio del 1964.


La scelta originale di Beckett per il ruolo principale - indicato solo come "O" - ricadde su Charlie Chaplin, che non ricevette mai la sceneggiatura. Dopo aver valutato alcune opzioni, Beckett suggerì al regista, Alan Schneider, Buster Keaton. Schneider volò prontamente a Los Angeles e persuase Keaton ad accettare il ruolo.
La versione filmata è diversa dalla sceneggiatura originale di Beckett ma ebbe la sua approvazione dal momento che egli rimase sul set tutto il tempo, ( e questa fu anche la sua unica visita negli Stati Uniti).
Durante le prime due parti del cortometraggio, quasi tutto è visto attraverso l'occhio della telecamera (indicato nella sceneggiatura come E), sebbene ci siano momenti occasionali in cui viene vista la percezione di O. Nella terza parte, la percezione di O viene visualizzata molto di più e si concentra sulla stanza e sul suo contenuto. Per distinguere tra le due percezioni, gli oggetti visti da O sono stati sparati attraverso una garza di lenti, rendendo così confusa la sua soggettiva, mentre la percezione di E è stata ripresa senza garza o filtri, mantenendo le immagini nitide.
Nel cortometraggio la telecamera E segue, non vista, O fino ad un appartamento disadorno e cadente. O oscura qualunque cosa possa renderlo oggetto di osservazione: osservatori esterni dalla finestra, lo specchio, fa uscire dalla stanza il cane e il gatto, strappa l'immagine di un idolo, copre la gabbietta con dentro un pappagallo, la boccia del pesce; poi dopo averle osservate, strappa alcune foto ed infine sembra potersi concedere un po'di pace. Tuttavia percepisce ancora qualcosa, e, dopo un primo tentativo di rivelazione andato a vuoto, vede se stesso, o sarebbe meglio dire che è visto da se stesso. Il tutto sembra volerci dire che si può sfuggire a qualunque sguardo, ma si resterà sempre bersaglio della propria coscienza interiore.