"Non io" è un breve monologo drammatico scritto nel 1972 da Samuel Beckett, presentato in anteprima al "Samuel Beckett Festival" dal Repertory Theatre of Lincoln Center, New York.

"Non io" è rappresentato in uno spazio totalmente nero, illuminato solo da un singolo raggio di luce.

Questo riflettore si fissa sulla bocca di un'attrice, mentre tutto il resto viene oscurato, ad eccezione sulla sinistra della figura oscura di un Auditore che resta in penombra. Il monologo presenta quattro brevi interruzioni in cui la bocca sembra ascoltare una voce interiore non udita dal pubblico e in queste pause l'Auditore fa quattro movimenti sempre più inefficaci "di impotente compassione".

La bocca pronuncia frasi confuse a un ritmo feroce, che raccontano di una donna di circa settant'anni che è stata abbandonata dai suoi genitori dopo una nascita prematura e ha vissuto un'esistenza senza amore e che sembra aver sofferto di un'esperienza traumatica non specificata . La donna è stata praticamente muta fin dall'infanzia a parte scatti occasionali, uno dei quali comprende il testo che sentiamo. Dal testo si potrebbe pensare che la donna sia stata violentata, ma Beckett lo disconfermò chiaramente. 

La donna racconta quattro episodi della sua vita: sdraiata a faccia in giù nell'erba, in piedi in un supermercato, seduta su un "tumulo a Croker's Acre" (un vero posto in Irlanda vicino all'ippodromo di Leopardstown) e "quella volta a corte", ognuno dei quali è preceduto dalla ripetizione della prima "scena" rimossa che è stata paragonata a un'epifania; l'avvenimento successo in un campo in aprile che è stato il fattore che l'ha indotta a parlare.

La sua reazione iniziale all'evento paralizzante è di presumere che sia stata punita da Dio ma scopre che non sta soffrendo; non sente dolore, perché nella vita non provava alcun piacere. Non può pensare al perché potrebbe essere stata punita, ma accetta che Dio non abbia bisogno di una "ragione particolare" per quello che fa. Pensa di avere qualcosa da confessare e crede che se lei ripercorrerà gli eventi della sua vita abbastanza a lungo, le sarà rivelato. Oltre al ronzio continuo nel suo cranio, ora c'è una luce di intensità variabile che la tormenta; i due elementi sembrano collegati.

Il titolo deriva dalla negazione del personaggio che gli eventi che descrive o a cui allude siano accaduti a lei.

Il mutismo della donna rappresenta metaforicamente un mutismo interiore, degli affetti, dei sentimenti: una "desertificazione interiore". Gli episodi del passato in cui è tornata a parlare, hanno il sapore di tentativi disperati di essere ascoltata ben oltre quello che è un semplice ascolto. Il testo presenta numerose reticenze del personaggio a parlare esplicitamente di sé (uso di "mezze frasi", uso della terza persona singolare per parlare di sé...), elemento questo che, con altre tecniche, ritroviamo anche in Harold Pinter.

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna