Agli amici no-vax:

la libertà, che temete vi venga sottratta con un qualche tipo di obbligo vaccinale, è in realtà un delicato e complesso equilibrio tra diritti e doveri. Il vostro diritto all'istruzione, ad esempio, non esiste senza il dovere di tutti di finanziarla. Il diritto a delle cure adeguate, (in generale, non per il covid), non esiste senza il dovere dello stato (cioè dei contribuenti e degli amministratori) di garantire un servizio pubblico adeguato. Quando lo stato non garantisce più questo equilibrio ritengo che sia utile protestare. Qui il problema delle proteste no-vax incarna però un incredibile ribaltamento: in uno stato veramente libero, il vostro diritto di non vaccinarvi lede proprio quell'equilibrio e finisce dove inizia il diritto alla salute di un soggetto fragile che vorrebbe vaccinarsi, e magari non può farlo.

Essere veicolo di infezione, rischiando la vostra e la vita degli altri e mantenendo una pretesa "esenzione dai doveri" (tralasciando il fatto che è fonte di strumentalizzazione di altri contro voi stessi), non vi rende liberi, ma cinici ed egoisti. La vostra è la "libertà" di un oppressore che rifugge da un proprio dovere e soprattutto che nega un diritto ad altri.

Più semplicemente, per sgomberare il campo da inutili e dannosi retropensieri: certe scelte andrebbero fatte solo in base ad evidenze "matematiche": cosa dice la statistica, cos'è più rischioso, vaccinarsi o non vaccinarsi?

Il lupo e l'agnello
Allo stesso rivo erano giunti il lupo e l'agnello spinti dalla sete; in alto stava il lupo e molto più in basso l'agnello. Ed ecco che il predone, stimolato dalla sua gola maledetta, tirò fuori un pretesto per litigare. «Perché», disse, «mi hai intorbidato l'acqua proprio mentre bevevo?».

Si può leggere su Wikipedia (e non solo):
"La denotazione è un termine della linguistica che distingue il significato principale di una parola (o "enunciato") rispetto alla connotazione, ossia alla carica psicologica associata al termine. Nel caso di una parola singola, la denotazione è la prima definizione che daranno un dizionario o un'enciclopedia.
Ad esempio, la denotazione più probabile di "notte" è il lasso di tempo tra il tramonto e l'alba (significato esplicito), mentre le connotazioni (significati impliciti) possono essere, a seconda del caso, quelle positive e soprattutto negative di decadenza, minaccia, mancanza di energia, romanticismo eccetera.
Mentre la denotazione è un concetto relativamente fisso, su cui tutti i parlanti più o meno saranno d'accordo (ad esempio sul significato della parola cane), la connotazione può variare a seconda del contesto, quindi della persona, della cultura, della situazione in cui l'enunciato viene prodotto:
Sei un cane!
Ti sarò fedele come un cane!"
Con questo, vorrei solo dire, riguardo alle cosiddette questioni di "genere", che ci si continua ad accapigliare su definizioni (denotazioni), creando nuovi termini, mettendo asterischi per "attenuare" la presunta (e spesso purtroppo reale) discriminazione su una donna, un/una trans, una lesbica, un gay, un/una bisessuale (e perdonatemi se i termini non saranno troppo "aggiornati").
Eppure, aggiungo a ciò che ho scritto qualche giorno fa, la questione non è solo (non è tanto) terminologica (o legale). Se infatti, da un lato, un'attitudine sessuale può essere espressa in modo smaccatamente dispregiativo (davvero in questa sede non è il caso di fare esempi il cui senso potrebbe non essere capito), dall'altro mi sembra totalmente straniante l'assoluto silenzio sul pregiudizio culturale (e psicologico) reale, cioè sulla connotazione, che permarrà a prescindere dai termini usati, a prescindere dai promotori scesi in campo, dalle strumentalizzazioni politiche, che permarrà senza un'adeguata, e "moderna" educazione sessuale, nelle scuole e nelle famiglie.
A proposito... (per chi eventualmente conoscesse qualche capoccia di quella compagnia aerea che toglierà l'espressione "ladies and gentlemen" dal messaggio di benvenuto dopo l'imbarco perché troppo sessista), io uso spesso quest'espressione per introdurre in maniera enfatica la lettura di una poesia o di un testo alla classe da parte di un alunno o di un'alunna, e sospetto che da parte mia, nonostante sia un'espressione ampiamente stereotipata, non ci sia mai stata la minima forma di discriminazione verso una qualsivoglia identità sessuale, per quanto semplicemente appena abbozzata, trattandosi di bambini. Ma ci rendiamo conto che facciamo il processo alle parole e fingiamo così che non esista il pregiudizio vero, magari quello di un semplice "buonasera" detto ad una persona "x" con animo pieno di vero disprezzo (connotazione negativa), possibilmente con nitida piccineria piccolo borghese altrettanto fastidioso dell'insulto esplicito (connotazione negativa) pronunciato dal greve indottrinato (di ogni tipo) e quasi giustificato dalla sua "semplice" grettezza mentale? Ma è il nuovo gioco del villaggio globale, quello che giocano tante persone, (anche culturalmente "smaliziate"), che guardano il dito e non si accorgono che il problema sta tutto sulla luna?

Chiusi nelle case razzolando

come galline da una stanza all'altra

quanto rumore fanno

mentre

le strade sono vuote

né hanno

neanche dietro agli occhi

nostalgia di futuro.

Nel lacrosse lo stipendio medio è di 10000 dollari l'anno, gli atleti non se li caga nessuno, e magari tra di loro ci sono delle "storie" altrettanto coinvolgenti. Magari uno di loro oggi muore altrettanto, magari dopo aver dato tutto, dopo aver sputato sangue per diventare qualcuno nel suo "campo". Mi direte "davanti a un morto fai questo discorso?" .

Se in questo momento potessi parlare a un politico - uno in particolare che stimo (anche se a molti sembrerà un ossimoro) -  gli porrei le tre seguenti domande. Certo sembreranno slegate, ma a ben guardare non lo sono:

Negli ultimi giorni ho più volte ripensato alle parole del mio professore di lettere del liceo che, parlando dell’assurdità di alcuni simboli religiosi nelle scritture bibliche, raccontava di come in realtà, a livello etologico, le colombe siano delle grandissime bastarde.

Credo che non scorderò mai una discussione sugli ogm che feci nel '98, durante i suoi primi anni di università,  con un amico che poi è diventato un importante biologo. Si parlava del rischio della monocoltura di un eventuale superpomodoro e della necessità, di contro, di preservare la biodiversità.