Si può leggere su Wikipedia (e non solo):
"La denotazione è un termine della linguistica che distingue il significato principale di una parola (o "enunciato") rispetto alla connotazione, ossia alla carica psicologica associata al termine. Nel caso di una parola singola, la denotazione è la prima definizione che daranno un dizionario o un'enciclopedia.
Ad esempio, la denotazione più probabile di "notte" è il lasso di tempo tra il tramonto e l'alba (significato esplicito), mentre le connotazioni (significati impliciti) possono essere, a seconda del caso, quelle positive e soprattutto negative di decadenza, minaccia, mancanza di energia, romanticismo eccetera.
Mentre la denotazione è un concetto relativamente fisso, su cui tutti i parlanti più o meno saranno d'accordo (ad esempio sul significato della parola cane), la connotazione può variare a seconda del contesto, quindi della persona, della cultura, della situazione in cui l'enunciato viene prodotto:
Sei un cane!
Ti sarò fedele come un cane!"
Con questo, vorrei solo dire, riguardo alle cosiddette questioni di "genere", che ci si continua ad accapigliare su definizioni (denotazioni), creando nuovi termini, mettendo asterischi per "attenuare" la presunta (e spesso purtroppo reale) discriminazione su una donna, un/una trans, una lesbica, un gay, un/una bisessuale (e perdonatemi se i termini non saranno troppo "aggiornati").
Eppure, aggiungo a ciò che ho scritto qualche giorno fa, la questione non è solo (non è tanto) terminologica (o legale). Se infatti, da un lato, un'attitudine sessuale può essere espressa in modo smaccatamente dispregiativo (davvero in questa sede non è il caso di fare esempi il cui senso potrebbe non essere capito), dall'altro mi sembra totalmente straniante l'assoluto silenzio sul pregiudizio culturale (e psicologico) reale, cioè sulla connotazione, che permarrà a prescindere dai termini usati, a prescindere dai promotori scesi in campo, dalle strumentalizzazioni politiche, che permarrà senza un'adeguata, e "moderna" educazione sessuale, nelle scuole e nelle famiglie.
A proposito... (per chi eventualmente conoscesse qualche capoccia di quella compagnia aerea che toglierà l'espressione "ladies and gentlemen" dal messaggio di benvenuto dopo l'imbarco perché troppo sessista), io uso spesso quest'espressione per introdurre in maniera enfatica la lettura di una poesia o di un testo alla classe da parte di un alunno o di un'alunna, e sospetto che da parte mia, nonostante sia un'espressione ampiamente stereotipata, non ci sia mai stata la minima forma di discriminazione verso una qualsivoglia identità sessuale, per quanto semplicemente appena abbozzata, trattandosi di bambini. Ma ci rendiamo conto che facciamo il processo alle parole e fingiamo così che non esista il pregiudizio vero, magari quello di un semplice "buonasera" detto ad una persona "x" con animo pieno di vero disprezzo (connotazione negativa), possibilmente con nitida piccineria piccolo borghese altrettanto fastidioso dell'insulto esplicito (connotazione negativa) pronunciato dal greve indottrinato (di ogni tipo) e quasi giustificato dalla sua "semplice" grettezza mentale? Ma è il nuovo gioco del villaggio globale, quello che giocano tante persone, (anche culturalmente "smaliziate"), che guardano il dito e non si accorgono che il problema sta tutto sulla luna?