Caro A.,

solo un siracusano poteva concepire, frustrato e niente affatto indignato, una sorta di "apologia della raccomandazione", come di recente hai fatto tu. A te che sembri più impegnato a "diventare scrittore" che a scrivere, voglio tributare la mia sincera compassione. Sei deluso perché non vivi di letteratura, come avresti desiderato da ragazzo, mi dispiace. Neanche io vivo di scrittura, ma per adesso per me conta molto il bisogno di esprimermi. Lasciami dire che forse, uno scrittore dovrebbe essere anzitutto preoccupato della rilevanza di ciò che crea e, se considera la propria scrittura utile a qualcun altro, dovrebbe cercare di condividerla.

Mi chiedo se si riferisse alla consueta prassi di portare nel testo un complesso intreccio pieno di colpi di scena per allietare il pubblico, o di prevedere che un personaggio volteggi sugli altri sputando biglie legato ad una fune (rimembranze dall'università),magari mentre gli sfollati, sotto, simulano il fallito tentativo di ripararsi durante un bombardamento in Siria.

A volte mi sembra di vedere negli occhi, guardando le  foto di alcune persone a cui (in qualche strano modo) voglio bene, il peso di enormi giuramenti fatti a se stessi.